“C’è del marcio in Italia”

In principio furono 50.000 lire.

E allora, nel lontano 1927, cinquantamilalire era una cifra mica da ridere. E vincere un derby, per giunta decisivo, valeva bene quella spesa.

Luigi Allemandi era un terzino della Juventus. Uno dei giocatori più forti dell’epoca, tanto da diventare poi titolare nella mitica Nazionale guidata da Vittorio Pozzo bi-campione del mondo. E allora ai dirigenti del Torino, che in quella stagione 1926-27 battagliavano con il Bologna per vincere lo scudetto, venne una bella idea: corromperlo per “dirottare” il risultato di quel derby del 5 Giugno 1927 verso la sponda granata. Gli accordi erano semplici e chiari: metà somma subito e metà a lavoro compiuto. Come al migliore dei sicari. Ad Allemandi la cosa sembrò conveniente. Gli accordi erano solo verbali, nessuno l’avrebbe scoperto. E poi la sua Juve era attardata in classifica, fuori da tutto. Una sconfitta che sarebbe costata nulla. Soldi a parte.

Ma purtroppo per lui, nella pensione dove alloggiava, c’era anche un certo Renato Farinelli, un giornalista di una rivista chiamata “Tifone”, che origliò (non si sa bene se casualmente o meno) e diligentemente appuntò. Sul campo il Torino vinse per 2-1, ma – curiosamente – Allemandi fu uno dei migliori in campo, tanto che i dirigenti granata non gli consegnarono l’altra metà del “prezzo” pattuito. A fine campionato, mentre il Torino festeggiava lo scudetto, Farinelli tirò fuori i suoi appunti e in un pezzo dal titolo “C’è del marcio in Danimarca”, raccontò tutta la vicenda.

La Federcalcio si mosse immediatamente, anche perchè a capo della Figc allora c’era un tal Leandro Arpinati, gerarca fascista nonchè (ma guarda un pò!) gerarca di Bologna. E quando nella stanza di Allemandi vennero “opportunamente” trovati dei frammenti di carta che dimostravano il pagamento della “tangente”, scoppiò ufficialmente il primo scandalo della storia del calcio italiano. Al Torino venne revocato lo scudetto, che però non venne assegnato al Bologna e rimase quindi vacante. Allemandi era talmente forte che la Federazione ritenne “non conveniente” squalificarlo, anche in prospettiva azzurra, e visto comunque il suo impegno nella gara incriminata. La Juve non ebbe alcuna sanzione, perchè le prove coinvolgevano il solo terzino bianconero, e nella giurisprudenza sportiva non esisteva ancora il concetto di “responsabilità oggettiva”.

Era un’altra epoca. Era un altro calcio. Sembrano quasi storie prese da un libro di aneddoti, o raccontate dai cinegiornali in bianco e nero. Perchè gli uomini sono sempre stati deboli e hanno sempre sbagliato, ma – come diceva il grande Paolo Conte – “si sbagliava da professionisti”.

Poi fu il 1980. Quelle gazzelle della Polizia fuori dagli spogliatoi di Pescara-Lazio, per arrestare Manfredonia, Wilson e Giordano. Bianche e azzurre, le gazzelle, proprio come i colori delle due squadre. E quello fu uno choc vero. Un terremoto senza precedenti e totalmente inatteso. Perchè non c’erano in ballo scudetti da vincere, ma soldi. Scommesse clandestine. Solo vile, sporco e maledetto denaro. Finì con la retrocessione del Milan, squadre penalizzate, molti giocatori dell’epoca radiati. Anche il Palermo fu sfiorato, ma venne assolto, e dei rosanero di allora venne condannato ad una squalifica di un anno solo Guido Magherini. Il presidente della Figc, il grande Artemio Franchi, con dignità impareggiabile rassegnò le sue dimissioni, e la reazione del mondo del pallone italico fu straordinaria. Tanto da portare all’insperata vittoria del Mundial spagnolo del 1982 proprio nel segno di Paolo Rossi, che da quello scandalo era stato investito assieme a tanti suoi illustri colleghi.

Infine (almeno così speravamo) venne Calciopoli. Lo scandalo delle designazioni arbitrali, delle schede telefoniche di Moggi. Delle minacce ai direttori di gara, delle conduzioni pilotate per avere risultati che favorissero una squadra piuttosto che un’altra. Nella bufera soprattutto Juventus e Fiorentina (che pagheranno con le retrocessioni e i titoli sportivi revocati) ma anche Milan, Lazio e Reggina. Era il 2006, e anche stavolta – curiosamente – l’Italia “lavò” la sua dignità agli occhi del calcio mondiale disputando un Mondiale bello e vincente.

Dal 1927 al 1980 ci sono 53 anni. Dal 1980 al 2006 ce ne sono 26, la metà. Quindi era lecito sperare che per vergognarci di nuovo del nostro movimento calcistico potessero passare almeno tredici anni. E invece no. Ne sono bastati appena cinque per far ripiombare nel fango e nella melma il nostro sport nazionale. E ancora una volta, come nel 1980, per il motivo più bieco ed abietto: le scommesse. Soldi, solo sporchi e schifosi soldi. Perchè se è vero che è sportivamente ed eticamente deprecabile cercare di “truccare” le partite per vincerle, è ancora più vergognoso farlo per guadagnare di più.

Perchè i calciatori sono già miliardari. Perchè non è voglia di vincere ma puro vizio. Perchè è uno sfregio intollerabile e imperdonabile alla miseria in cui versa il Paese. A chi toglie soldi alla famiglia per andare allo stadio, o per giocarsi una scommessa sperando di poter tirare su i soldi che servono per campare la quarta settimana del mese, quando chi non è calciatore non ha i soldi per fare la spesa. Loro invece volevano i soldi per un’amante in più. Per una fuoriserie in più. Per un vizio in più.

Non entro nel merito dei dettagli della vicenda, perchè la Giustizia (sportiva e ordinaria) deve fare adesso il suo corso, e i giudizi – ove si possano dare – li esprimerò al terzo gradi di giudizio, quando tutto sarà rivelato e le carte e gli atti processuali avranno dipinto la realtà dei fatti accaduti. Le prime avvisaglie però sono inquietanti e tristissime, e parlano di un mondo del calcio il cui marciume si estende dai campi di A a quelli di Lega Pro. Con giocatori che drogano i compagni, ex campioni che diventano allibratori e che spingono a delinquere altri colleghi. E che magari il giorno dopo portano la loro bella faccia abbronzata in televisione o sono testimonial di qualche iniziativa benefica. E’ questo l’aspetto che fa più ribrezzo: la sconcertante ipocrisia.

Un conforto per me impagabile è che, sinora, nè il nome del Palermo nè quello di alcun suo tesserato sia uscito dalle intercettazioni telefoniche. Una cosa che mi auguro resti così per tutta l’inchiesta. Perchè in quel caso il dolore – per me ma credo anche per tutto il popolo rosanero – sarebbe insopportabile.

Ora la parola spetta ai giudici. Per l’ennesimo stillicidio di intercettazioni e di vergogna. Per gli ennesimi calendari con le “X”. Per le squadre cancellate e per quelle ripescate. Per le nauseanti giustificazioni e scuse.

E, all’orizzonte, nemmeno un Mondiale da vincere.

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6 Commenti

  1. Carmelo , 3/06/11, 11:30

    Quest’anno ci sono tutti i presupposti per lasciare il mondo del calcio (partecipato). Tra Allenatore esonerato, calciatori in partenza (perché sono sicuro che succederà), tra progetto inesistente a meno di essere il CCCZ (Centro
    Commerciale Calciatori Zamparini) e (speriamo di no per il Palermo) scommesse clandestine. Perché dovrei rinnovare l’abbonamento per me e i miei 2 figli (8, 6 anni) che sto tentando di educare anche ai valori sani dello sport ? Perché non devo disdire l’abbonento a SKY (ascoltando comunque la tua audiocronaca in anticipo). Lo sport non deve essere business, deve essere passione, divertimento, sfida ma anche stringersi la mano quando la competizione e’ finita no business. Io a tutto questo non ci sto!

  2. Giuseppe D'Agostino , 3/06/11, 11:45

    quoto alla virgola. Purtroppo.
    Pensa come posso sentirmi indignato io, che di questo mondo faccio parte…

    Carmelo:
    Quest’anno ci sono tutti i presupposti per lasciare il mondo del calcio (partecipato). Tra Allenatore esonerato, calciatori in partenza (perché sono sicuro che succederà), tra progetto inesistente a meno di essere il CCCZ (Centro
    Commerciale Calciatori Zamparini) e (speriamo di no per il Palermo) scommesse clandestine. Perché dovrei rinnovare l’abbonamento per me e i miei 2 figli (8, 6 anni) che sto tentando di educare anche ai valori sani dello sport ? Perché non devo disdire l’abbonentoa SKY (ascoltando comunque la tua audiocronaca in anticipo). Lo sport non deve essere business, deve essere passione, divertimento, sfida ma anche stringersi la mano quando la competizione e’ finita no business. Io a tutto questo non ci sto!

  3. Roberto Di Matteo , 3/06/11, 11:46

    é una cosa gravissima, che forse e dico forse poteva avere una minima attenuante quando i giocatori non guadagnavano le cifre di oggi. Sapere che uno come Signori, con una carriera buonissima e molto remunerativa, avesse un ruolo importante in questa vicenda è proprio squallido e lo diventa ancora di più quando leggo le cifre delle giocate, al punto che personalmente, credo che la questione sia ben più grossa e sotto sotto ci possano essere pressioni su personaggi noti da parte della criminalità organizzata da sempre attenta a tutto ciò che muove soldi. Spero soltanto che siano trovati i responsabili e che paghino in modo tale da far passare la voglia a chi in futuro voglia fare altrettanto, anche se in Italia questo raramente accade.

  4. Alberto Pittaluga , 3/06/11, 16:27

    La riflessione che stavo facendo io l’altro giorno leggendo il tutto su Repubblica era (anche) relativa ad un apparente livello di mafiosità intrinseca dell’ambiente.
    Focalizzo la mia attenzione non su coloro che premeditatamente e diciamo pure criminalmente fanno parte di questo tipo di organizzazione, che sono (ed è logico che siano) una numerica minoranza, ma piuttosto su quel 80-85% di calciatori “signor nessuno” che dal mestiere-calcio non riusciranno realisticamente a tirar fuori guadagni significativi, a fronte di un lavoro faticoso, breve (max 45 anni hai chiuso) e incerto (se ti fai male…), ma che per converso non hanno l’animo proattivo del delinquente, pur non essendo idealisti della legalità, insomma coloro che non si andrebbero a cercare una situazione illecita del genere, essendo magari anche dotati di un minimo, o di un po’, di standing personale e culturale tali da tentare in qualche modo di starne alla larga.
    Ecco: l’immagine che mi sono fatto leggendo gli articoli sui giornali in questi giorni è che quelli del primo gruppo (cioè i delinquenti premeditanti) abbiano messo in piedi, magari in realtà senza progettarlo a priori, un sistema tanto permeante dell’ambiente intero che i “peones” ne sono ineluttabilmente parte loro malgrado, tanto che devono solo pregare che mai nessuno vada a chiedere loro di “fare un favore domenica prossima” – giacché tale favore non sarebbero in ogni caso in condizione di declinare…
    Se questo fosse il caso, temo ci sia ben poco da fare, altro che azzerare tutto, e forse (forse) ripartire.

  5. Giuseppe D'Agostino , 3/06/11, 17:11

    Le tue righe sono meglio di una fotografia a 20 Megapixel…

    Alberto Pittaluga: La riflessione che stavo facendo io l’altro giorno leggendo il tutto su Repubblica era (anche) relativa ad un apparente livello di mafiosità intrinseca dell’ambiente.Focalizzo la mia attenzione non su coloro che premeditatamente e diciamo pure criminalmente fanno parte di questo tipo di organizzazione, che sono (ed è logico che siano) una numerica minoranza, ma piuttosto su quel 80-85% di calciatori “signor nessuno” che dal mestiere-calcio non riusciranno realisticamente a tirar fuori guadagni significativi, a fronte di un lavoro faticoso, breve (max 45 anni hai chiuso) e incerto (se ti fai male…), ma che per converso non hanno l’animo proattivo del delinquente, pur non essendo idealisti della legalità, insomma coloro che non si andrebbero a cercare una situazione illecita del genere, essendo magari anche dotati di un minimo, o di un po’, di standing personale e culturale tali da tentare in qualche modo di starne alla larga.Ecco: l’immagine che mi sono fatto leggendo gli articoli sui giornali in questi giorni è che quelli del primo gruppo (cioè i delinquenti premeditanti) abbiano messo in piedi, magari in realtà senza progettarlo a priori, un sistema tanto permeante dell’ambiente intero che i “peones” ne sono ineluttabilmente parte loro malgrado, tanto che devono solo pregare che mai nessuno vada a chiedere loro di “fare un favore domenica prossima” – giacché tale favore non sarebbero in ogni caso in condizione di declinare…Se questo fosse il caso, temo ci sia ben poco da fare, altro che azzerare tutto, e forse (forse) ripartire.

  6. Michele , 3/06/11, 18:11

    Sembra il quarto episodio del film “4-4-2 il gioco più bello del mondo”